Antonio TestaTrent'anni a posare autobloccanti in Italia, poi il salto: la Svizzera, una nuova azienda, un territorio che non conosceva.
Antonio Testa è arrivato in SAISA nel 2014 e da allora ha imparato che il Ticino ha più facce di quante se ne vedano dal finestrino di un'auto.
Il primo cantiere con SAISA è stato a Ponte Capriasca. Da lì sono arrivati gli altri: a Gudo, al Centro Asilanti e lungo decine di strade della Svizzera italiana. Antonio non fa solo asfalto: quando arriva un lavoro, si guarda intorno e si occupa di quello che serve, che sia usare la pala o guidare il bobcat.
Ed è anche grazie all’esempio che dà che è diventato un caposquadra rispettato. Ma cosa serve per coordinare squadre che possono andare da tre a quindici persone? Lui ha le idee chiare: "Saperci fare un po' con la gente, andare un po' incontro a tutti nel limite del possibile. E poi un po' di polso quando si può, ma lì dipende dal carattere".
Sugli autobloccanti ha l'esperienza di chi li ha posati per decenni, e si vede da come si illuminano gli occhi quando ne parla. Spiega che "ci vuole la passione, perché è un lavoraccio." E svela che il segreto di una posa ottimale non sta tanto negli autobloccanti ma nel sottofondo. L'autobloccante vive di vita propria: se d'inverno c'è ghiaccio si alza, poi si abbassa. Sotto deve essere fatto come si deve." Questa è la lezione dell’esperienza.
Il lavoro in SAISA lo ha portato a scoprire posti che dall'Italia non avrebbe mai raggiunto. Anche se vive a Cuveglio, prima molte località del Ticino non le frequentava. Oggi conosce le sue strade metro per metro, spesso da una prospettiva che pochi hanno: quella di chi ci ha messo l'asfalto, le pietre o i tubi sottostanti.
Nel fine settimana sale in sella alla sua Orbea Rise, una MTB elettrica, e va a pedalare in montagna. “Faccio qualche salto, un po’ di cross, un po’ di downhill. Soprattutto nella zona del Varesotto e del Lago Maggiore”. Però quando i cantieri d'estate salgono in quota, il confine tra lavoro e piacere si assottiglia. "In quei casi sono felicissimo, perché posso provare nuovi tracciati in Ticino”.
A casa, ad aspettarlo, ci sono sua moglie e i due figli, e il conto alla rovescia verso la pensione è già partito. Il sogno? Viaggiare per scoprire nuovi itinerari in mountain bike, a partire dalle montagne del Trentino. Perché Antonio è nato per la strada, quella asfaltata, ma anche quella sterrata.