Anthony EroinaQuando ha iniziato a lavorare in SAISA aveva 15 anni e non sapeva nemmeno cosa fosse un badile.
Oggi Anthony Eroina è ancora con noi ed è conduttore di lavori edili, ma ricorda ancora perfettamente quel primo giorno da apprendista di una decina di anni fa: “Il cantiere era a Camorino, sulla strada cantonale. Si scavava per delle canalizzazioni, poi ricordo il riempimento, e dopo 4-5 giorni vidi per la prima volta l'asfalto. Per me era tutto completamente nuovo. Ricordo che cercavo sempre di stare vicino agli operai più esperti per capire come si muovevano e come affrontavano il lavoro”.
Da quel cantiere ne sono passati molti altri, chilometri e chilometri di pavimentazioni nella Svizzera italiana. Lavori svolti con il caldo estivo, sotto la pioggia, all’alba o di notte, seguendo i ritmi di un settore dove spesso bisogna adattarsi alle esigenze del traffico e delle tempistiche di cantiere. Come dice Anthony: “Questo lavoro ti insegna tanto: la pazienza, la costanza, il rispetto per chi lavora con te. Ti insegna anche a non mollare quando le giornate sono lunghe o complicate”.
Poi è arrivata una scelta precisa: formarsi come tecnico della pavimentazione. Anthony ha deciso di provarci e oggi frequenta l’ultimo anno della scuola tecnica, portando avanti contemporaneamente lavoro, studio e vita privata.
Per chi lavora e studia come lui di tempo libero ne rimane poco, e se hai un figlio la risposta su come lo impegni è già pronta, come fa intendere Anthony con il sorriso che si illumina parlando del piccolo erede: “Quando torno a casa cerco di dedicare a lui ogni momento possibile”.
Il cantiere che ricorda maggiormente è il Nodo intermodale della stazione di Bellinzona, dove ha festeggiato il diploma da apprendista. E nel suo archivio di ricordi ce ne sono molti altri che lo hanno sorpreso. “Questo lavoro ti porta a scoprire posti affascinanti del Ticino che avevi visto solo di sfuggita”.
Negli anni ha visto mutare anche il settore, dalla tecnologia all’organizzazione dei lavori. Ma secondo lui ci sono aspetti che non cambiano mai: la passione per ciò che si fa e l’importanza dell’esperienza pratica. “Puoi studiare quanto vuoi, ma il cantiere ti mette sempre davanti a situazioni reali che devi imparare a gestire”.
A 26 anni Anthony ha ancora tanta voglia di investire nel suo futuro. Dopo la scuola tecnica aspira a quella imprenditoriale. “La scuola serve per migliorarsi e io voglio diventare sempre più bravo nel mio lavoro. Però non dimentico che l’ottanta percento di quello che so l’ho imparato facendolo, sul campo”.
E forse è proprio questo il filo conduttore della sua storia: la crescita costruita giorno dopo giorno, partendo dalla curiosità di un ragazzo che non aveva mai visto un cantiere, fino alla consapevolezza di un giovane professionista che continua a guardare avanti con ambizione, umiltà e voglia di imparare. Anche questo significa essere “nati per la strada”.